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Ground Zero

Quando sono arrivato a Manhattan, nel dicembre 2007, avevo un pensiero che mi assillava, la tragedia dell’11 Settembre. Immagino che capiti a tutti quelli che vanno a NewYork per la prima volta dopo il 2001. Il primo giorno ho girato molto, avevo voglia di vedere tutto, eravamo io, la mia ragazza e un nostro amico che era già pratico e ci ha portato in giro tra taxy e metro per tutta la penisola.

Siamo arrivati a downtown nel primo pomeriggio, ci siamo fatti una bella passeggiata lungo le banchine da cui si vede la Statua della Libertà e dove attraccano i traghetti. Sapevo che il momento stava per arrivare, a poche centinaia di metri da li c’era quel grosso buco, quel vuoto immenso.

La mia era principalmente curiosità, l’evento che ha sconvolto il mondo intero era accaduto a pochi passi da me, in un giorno qualunque, mentre turisti ignari passeggiavano come stavo facendo io, mentre cittadini onesti, ladri, polizziotti e preti stavano iniziando la loro ennesima giornata.

Non essendo stato mai prima a NYC non sentivo la mancanza di un punto di riferimento enorme che era il World Trade Center per tutti gli abitanti della grande mela, eppure dalle foto e dagli innumerevoli film che lo hanno mostrato, lo skyline di NewYork mi era già familiare e mi rendevo conto di un certo squilibrio mentre guardavo a naso in su mentre camminavo.

Le macerie di Ground Zero

Le macerie di Ground Zero

Arrivati sul posto ho avuto la sensazione di sentire ancora un odore di bruciato, forse è stata suggestione ma sentivo proprio un puzzo acre, sottile che mi avvolgeva già da pochi isolati. Stranamente quando ho visto l’enorme vuoto la curiosità morbosa è subito scemata e ho preferito non mischiarmi ad una piccola folla di turisti che fotografavano quel buco e cercavano di intravedere tra le pareti divisorie i segni di quel tragico evento di sei anni prima. Ho preferito andare oltre, velocemente, come per non mancare di rispetto alle persone che quel giorno e tutt’oggi vi hanno perso tutto, la vita, l’amore e, probabilmente anche il lavoro.

Le Torri Gemelle, le “Twin Towers”, erano qualcosa di unico, sicuramente per la loro grandezza oggettiva ma a mio avviso per la sproporzione con cui erano state costruite rispetto al resto. Se osservate una foto di New York precedente alla sciagura vi rendete conto che le torri erano esattamente il doppio dei più alti grattaceli della parte sud di Manhattan. E’ chiaro che svegliarsi un giorno e non vederli più è decisamente traumatico.

Io non sono una persona religiosa ma quel giorno, in quel posto, ho pregato, una preghiera da ateo, molto personale, ma sicuramente autentica, ho pregato che quell’orrore che respiravo venisse per sempre coperto, senza dimenticare ma con un ritrovato buon senso a livello politico mondiale.

Camminare intorno a quei quattro lunghissimi lati di un isolato vuoto, mi ha fatto prima paura poi mi sono reso conto di aver messo piede in un “luogo della storia” come potrebbe essere andare a passeggio nelle colline  Waterloo o lungo le spiaggie della normandia del D-day.

God Bless America

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