C’è una gita scolastica che ricordo particolarmente rispetto alle altre, si tratta della gita a Parigi fatta in secondo liceo, ovvero alla tenera e spensierata età di sedici anni.
Siamo partiti in treno da Roma, un bel viaggio anche se non ricordo di essermi annoiato affatto, eravamo ammassati in vagoni letto con scompartimenti da quattro, con me erano i miei migliori amici della classe, se non sbagli abbiamo dormito un paio d’ore…
La nostra gita è stata più o meno come tutte le altre, devastazione sistematica dell’hotel, lancio del pane nel ristorante convenzionato (ma perchè quel prosciutto tagliato così spesso??!!), i pullman con la guida che parla dei monumenti e noi a guardare le ragazze parigine, i musei, le chiese e i professori in preda a crisi di nervi del tutto giustificate.
Parigi la conoscevo già, ci ero stato con i miei genitori e ci sarei tornato con amici e fidanzate negli anni successivi, ma ci fu un episodio che rese quel viaggio indimenticato, il giorno della visita al Louvre io avevo tutt’altro programma, in quegli anni avevo la fissa per Jim Morrison e i Doors, me l’aveva messa in testa una ragazza che mi canticchiava le loro canzoni durante le assemblee di istituto, tale Alessia. Insomma il mio programma era quello di andare a visitare la tomba del famoso poeta e cantante morto proprio a Parigi nel luglio del 1971.
Purtroppo la scuola non aveva previsto una tappa nel cimitero di Pere Lachaise quindi fui io a dovermi ritagliare un attimo per andarci, la visita a uno dei musei più importanti del mondo poteva dunque aspettare. Mentre eravamo in uno dei primi enormi corridoi del Louvre convinsi un compagno e scappammo verso la più vicina fermata del metrò.
Come risaputo la metro di Parigi è molto ramificata ed efficente, ci trovammo al cimitero in mezz’ora scarsa, per trovare la lapide non ci volle molto, come noi c’erano parecchi ragazzi alla ricerca di quella statua vista sui libri dei Doors, piena di fiori e scritte dei fan pellegrini.
Ricordo che fui molto emozionato quando arrivammo di fronte alla lapide, purtroppo c’era un gendarme a controllare che nessuno si avvicinasse troppo e varcasse le transenne. Quindi niente firma per noi, niente mani nella terra, e tutte quelle cose che mi ero immaginato di fare durante il viaggio.
Tornai al museo dove c’erano tutti ad aspettarci, mi sentivo un duro, non una femminuccia da museo, ma un vero uomo che rincorre i suoi ideali… qualche anno dopo ripensando all’episodio mi sento un po’ stupido e se sapessi che mio figlio fa sega al museo per andare sulla tomba di un cantante non potrei resistere a fargli una ramanzina.


on Gen 1st, 2009 at 18:59
[...] terribilmente